mercoledì 2 gennaio 2013

SUONO-RUMORE


DOMENICA 29 GENNAIO 2012

SUONO-RUMORE

Fermo 28-01-2012


"Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la
bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è
simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto". (Tahar Ben
Jelloun)


Si fa un gran parlare in questi giorni della "Bellezza" e si
coinvolge oltre la filosofia,le arti e in special modo la musica.
Si organizzano convegni tavole rotonde,seminari sul tema:


"LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO".




In campo musicale chi non apprezza il capolavoro di Mozart il Flauto
Magico, il sinfonismo Beethoveniano della 9a o un opera di Rossini e
Verdi?
Ma in musica il concetto di bellezza-bruttezza è relativo perchè
altrimenti verrebbero dimenticati anni di storia della musica,di ricerca ,di
musicisti e compositori.
Quella ricerca in campo musicale fatta da eminenti uomini di Cultura che con il loro girovagare hanno scoperto nuovi suoni,strumenti e impasti musicali,
indirizzandoci e aprendo cosi possibilità sonore e nuovi orizzonti.
Il concetto di"Bello" per un appassionato di musica è dato dall'ascolto di un brano musicale con armonie consonanti,quelle strutture melodico-ritmiche, armoniche e forme sonore che ci coinvolgono dandoci un senso di serenità e piacevolezza.
Abbiamo da sempre ascoltato suoni musicali piacevoli,le mamme fanno ascoltare musica serena,tranquilla al bimbo che hanno in grembo.
Gli allevatori come commento musicale mettono in diffusione all'allevamento la musica di Mozart per far fare loro più latte.
Tutti noi in certi momenti di particolare difficoltà preferiamo ascoltare brani musicali melodici,consonanti invece di una musica fatta di rumori concreti ed elettronici,oppure ascoltare musiche futuriste,dodecafoniche e dissonanti,ciò perchè il nostro stato d'animo in un momento particolare è in uno stato di difficoltà.


Ma la musica non va ascoltata solo perchè fà scaturire in noi sentimenti di gioia e dolore .
La Musica ci fa anche pensare,come la poesia,la pittura, la scultura e l'arte in genere contribuendo cosi a smuovere in certi periodi della nostra storia anche le nostre coscienze.
Oltre al fattore di essere stati abituati all'ascolto di piacevoli melodie,l'altro fattore che ostacola la comprensione di una musica contemporanea dissonante è il fattore culturale.


SUONO-RUMORE
dolenti o nolenti fa parte del nostro patrimonio musicale.

domenica 5 febbraio 2012

Musica Futurista

Manifesto della MUSICA FUTURISTA. Insidia ai giovani e all'arte, vegetano licei, conservatori ed accademie, musicali. - In questi vivai dell'impotenza, maestri, e professori, illustri deficienze, perpetuano il tradizionalismo e combattono ogni sforzo per allargare il campo musicale. Da ciò repressione prudente e costringimento di ogni tendenza libera e audace; mortificazione costante della intelligenza impetuosa; appoggio incondizionato alla mediocrità che sa copiare e incensare; prostituzione delle grandi glorie musicali del passato, quali armi insidiose di offesa contro il genio nascente; limitazione dello studio ad un vano acrobatismo che si dibatte nella perpetua agonia di una coltura arretrata e già morta. I giovani ingegni musicali che stagnano nei conservatori hanno fissi gli occhi sull'affascinante miraggio dell'opera teatrale sotto la tutela dei grandi editori. La maggior parte la conduce a termine male e peggio, per mancanza di basi ideali e tecniche; pochissimi arrivano a vedersela rappresentata, e di costoro i più sborsando del denaro, per conseguire successi pagati ed effimeri o tolleranza cortese. La sinfonia pura, ultimo rifugio, accoglie gli operisti mancati, i quali, a loro discolpa, predicano la fine del melodramma come forma assurda e antimusicale. Essi d'altra parte confermano la tradizionale accusa di non essere gli italiani nati per la sinfonia, dimostrandosi inetti anche in questo nobilissimo e vitale genere di composizione. La causa del loro doppio fallimento è unica, e da non ricercarsi nelle innocentissime e non mai abbastanza calunniate forme melodrammatiche e sinfoniche, ma nella loro impotenza. Essi si valgono, nella loro ascensione, di quella solenne turlupinatura che si chiama musica fatta bene, falsificazione dell'altra vera e grande, copia senza valore venduta ad un pubblico che si lascia ingannare per volontà propria. Ma i rari fortunati che attraverso a tutte le rinunzie sono riusciti ad ottenere la protezione dei grandi editori, ai quali vengono legati da contratti-capestro, illusori ed umilianti, rappresentano la classe dei servi, degli imbelli, dei volontariamente venduti. I grandi editori mercanti imperano; assegnano limiti commerciali alle forme melodrammatiche, proclamando, quali modelli da non doversi superare ed insuperabili, le opere basse, rachitiche e volgari di Giacomo Puccini e di Umberto Giordano. Gli editori pagano poeti perché sciupino tempo ed intelligenza a fabbricare e ad ammannire secondo le ricette di quel grottesco pasticciere che si chiama Luigi Illica quella fetida torta a cui si dà il nome di libretto d'opera. Gli editori scartano qualsiasi opera che per combinazione sorpassi la mediocrità; col monopolio diffondono e sfruttano la loro merce e ne difendono il campo d'azione da ogni temuto tentativo di ribellione. Gli editori assumono la tutela ed il privilegio dei gusti del pubblico, e colla complicità della critica, rievocano, quali esempio o monito, tra le lagrime e la commozione generale, il preteso nostro monopolio della melodia e del bel canto e il non mai abbastanza esaltato melodramma italiano, pesante e soffocante gozzo della nazione. Unico Pietro Mascagni, creatura di editore, ha avuto anima e potere di ribellarsi a tradizioni d'arte, a editori, a pubblico ingannato e viziato. Egli, con l'esempio personale, primo e solo in Italia, ha svelato le vergogne dei monopolii editoriali e la venalità della critica, ed ha affrettata l'ora della nostra liberazione dallo czarismo mercantile e dilettantesco nella musica. Con molta genialità Pietro Mascagni ha avuto dei veri tentativi d'innovazione nella parte armonica e nella parte lirica del melodramma, pur non giungendo ancora a liberarsi dalle forme tradizionali. L'onta e il fango che io ho denunziato in sintesi rappresentano fedelmente il passato dell'Italia nei suoi rapporti con l'arte e coi costumi dell'oggi: industria dei morti, culto dei cimiteri, inaridimento delle sorgenti vitali. Il Futurismo, ribellione della vita della intuizione e del sentimento, primavera fremente ed impetuosa, dichiara guerra inesorabile alla dottrina, all'individuo e all'opera che ripeta, prolunghi o esalti il passato a danno del futuro. Esso proclama la conquista della libertà amorale di azione, di coscienza e di concepimento; proclama che Arte è disinteresse, eroismo, disprezzo dei facili successi. Io dispiego all'aria libera e al sole la rossa bandiera del Futurismo, chiamando sotto il suo simbolo fiammeggiante quanti giovani compositori abbiano cuore per amare e per combattere, mente per concepire, fronte immune da viltà. Ed urlo la gioia di sentirmi sciolto da ogni vincolo di tradizione, di dubbi, d'opportunismo e di vanità. Io che ripudio il titolo di maestro, come marchio di uguaglianza nella mediocrità e nell'ignoranza, confermo qui la mia entusiastica adesione al Futurismo, porgendo ai giovani, agli arditi, ai temerari, queste mie irrevocabili CONCLUSIONI 1. Convincere i giovani compositori a disertare licei,conservatori e accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo di rigenerazione. 2. Combattere con assiduo disprezzo i critici, fatalmente venali e ignoranti, liberando il pubblico dall'influenza malefica dei loro scritti. Fondare a questo scopo una rivista musicale indipendente e risolutamente avversa ai criteri dei professori di conservatorio e a quelli avviliti del pubblico. 3. Astenersi dal partecipare a qualunque concorso con le solite buste chiuse e le relative tasse d'ammissione, denunziandone pubblicamente le mistificazioni e svelando la incompetenza delle giurie, generalmente composte di cretini e di rammolliti. 4. Tenersi lontani dagli ambienti commerciali o accademici, disprezzandoli, e preferendo vita modesta a lauti guadagni per i quali l'arte si dovesse vendere. 5. Liberare la propria sensibilità musicale da ogni imitazione o influenza del passato, sentire e cantare con l'anima rivolta all'avvenire, attingendo ispirazione ed estetica dalla natura, attraverso tutti i suoi fenomeni presenti umani ed extraumani; esaltare l'uomo-simbolo rinnovantesi perennemente nei vari aspetti della vita moderna e nelle infinite sue relazioni intime con la natura. 6. Distruggere il pregiudizio della musica "fatta bene" - retorica ed impotenza - proclamare un concetto unico di musica futurista, cioè assolutamente diversa da quella fatta finora. Formare così in Italia un gusto musicale futurista, e distruggere i valori dottrinari, accademici e soporiferi, dichiarando odiosa, stupida e vile la frase:."Torniamo all'antico". 7. Proclamare che il regno del cantante deve finire e che l'importanza del cantante rispetto all'opera d'arte corrisponde all'importanza di uno strumento dell'orchestra. 8. Trasformare il titolo ed il valore di "libretto d'opera" nel titolo e valore di "poema drammatico o tragico per la musica" sostituendo alle metriche il verso libero. Ogni operista d'altronde, deve assolutamente e necessariamente essere autore del proprio poema. 9. Combattere categoricamente le ricostruzioni storiche e l'allestimento scenico tradizionale e dichiarare stupido il disprezzo che si ha pel costume contemporaneo. 10. Combattere le romanze del genere Tosti e Costa, le stomachevoli canzonette napoletane e la musica sacra, che non avendo più alcuna ragione di essere, dato il fallimento della fede, è diventata monopolio esclusivo d'impotenti direttori di conservatorio e di qualche prete incompleto. 11. Provocare nei pubblici una ostilità sempre crescente contro le esumazioni di opere vecchie che vietano l'apparizione dei maestri novatori, ed appoggiare invece ed esaltare tutto ciò che in musica appaia originale e rivoluzionario, ritenendo un onore l'ingiuria e l'ironia dei moribondi e degli opportunisti. Ed ora la reazione dei passatisti mi si riversi pure addosso con tutte le sue furie. Io serenamente rido e me ne infischio: sono asceso oltre il passato, e chiamo ad alta voce i giovani musicisti intorno alla bandiera del Futurismo che, lanciato dal poeta Marinetti nel "Figaro" di Parigi, ha conquistato in breve volgere di tempo i massimi centri intellettuali del mondo.

domenica 13 novembre 2011

Anteprima nazionale a Fermo del film “Il cuore grande delle ragazze” di PUPI AVATI

Anteprima nazionale a Fermo del film “Il cuore grande delle ragazze” di PUPI AVATI
11 novembre 2011
a cura di Daisy De Nardis

Anteprima nazionale a Fermo del film “Il cuore grande delle ragazze” di PUPI AVATI. Il 42° film del regista bolognese girato per 4 settimane nel Fermano e nel Maceratese sarà nelle sale l’11- 11- 2011.

Esce in una data significativamente scaramantica – l’11-11-2011- e tradizionalmente legata alla cosiddetta “festa dei cornuti”, il nuovo film di Pupi Avati. Che parla dei “fondamentali” della vita, in una società rurale dello scorso secolo: di amore e di morte, nascite, matrimoni e funerali e, naturalmente, di tradimenti e corna.
Con un entusiastico successo di critica e pubblico “Il Cuore grande delle ragazze” di Pupi Avati ha già lasciato il segno al Festival Internazionale del Film di Roma nella presentazione avvenuta lo scorso 1 novembre. Una sala gremita sino all’inverosimile di politici (il Ministro Galan per la prima volta presente al Festival del Film di Roma) registi, attori e amici, lo scrosciante e prolungato applauso alla fine del film è stato l’omaggio e insieme l’abbraccio del pubblico al regista bolognese. Un abbraccio “amoroso” come il film che Avati ha voluto girare nelle Marche perchè “i luoghi, come le donne vanno corteggiati e poi parlano d’amore” . Un omaggio affettuoso, irriverente e visionario ai propri nonni ed alle storie di famiglia, che fa sorridere, commuove e scalda il cuore. Infatti il regista in occasione del Festival di Roma, ha più volte ricordato la straordinaria accoglienza del territorio marchigiano e dei suoi cittadini, per un film “che ben si ambienta nel paesaggio intimo e sfumato delle campagne marchigiane”.“Un film d’immagine – spiega Antonio Avati, fratello del regista e produttore – girato nei luoghi giusti, impreziosito da costumi anni Venti particolarmente curati”.
“Non siamo ancora alle Marche protagoniste di una storia a loro dedicata- commenta l’assessore regionale alla Cultura, Pietro Marcolini – ma questa ambientazione “in prestito” per il film di Pupi Avati, che la storia vuole identificata con l’Appennino tosco-emiliano, è comunque significativa della natura del territorio: accogliente e discreta, capace di creare profonde suggestioni visive anche puntando sull’assenza di caratterizzazioni specifiche, interprete di quella famosa “medietà”, che è tratto geografico distintivo del Centro Italia e insieme ampia garanzia di ambientazione efficace e funzionale a molte tipologie di film. Con questo film e con questa operazione di convinta adesione e caloroso sostegno, le Marche – grazie al genio di Pupi Avati ed al paziente lavoro di Marche Film Commission – sono oggi protagoniste a pieno titolo”.
Finalmente al Multiplex Super 8 di Campiglione di Fermo l’anteprima nazionale della pellicola, promessa alla città dai Fratelli Avati al termine delle riprese che per 4 settimane hanno visto la troupe accolta con affetto e sincera collaborazione nei comuni del fermano e del maceratese, con un elevatissimo impiego di comparse del territorio. Il film è sostenuto dalla Regione Marche e accompagnato nella promozione e realizzazione da Marche Film Commission oltre che sostenuto capillarmente dalle amministrazioni del Comune di Fermo, dalla Camera di Commercio e da enti pubblici e privati del territorio che “hanno fatto a gara per esserci”, come ricorda Antonio Avati. Presenti in sala il regista Pupi Avati, con il fratello Antonio (Produzione DueA ) il rappresentante di Medusa Film per la distribuzione in sala e gli attesissimi protagonisti. Un cast di tutto rispetto che annovera attori come Andrea Roncato e Gianni Cavina, Gisella Sofio, Sidney Rome, Erica Blanc oltre agli interpreti principali, Micaela Ramazzotti (La prima cosa bella; Tutta la vita davanti; Questioni di cuore; L’ultimo padrino;Commedia Sexy) ed il cantante Cesare Cremonini (Un amore perfetto; Via Zanardi 33) nell’insolita veste di attore.
Sotto il profilo della ricaduta economica va rilevato che l’impiego di professionalità locali ha raggiunto il 30% del totale della troupe e, tra figuranti e ruoli secondari, una percentuale superiore al 50% del totale degli attori. Senza dimenticare il prezioso apporto delle aziende marchigiane di abbigliamento, gioielli, prodotti di enogastronomia, vetture d’epoca che hanno contribuito in maniera sostanziale alla realizzazione del film con operazioni di product placement.
”Elemento distintivo della realizzazione di questo film- ricorda infatti Anna Olivucci - é il prezioso lavoro di reperimento e connessione delle realtà locali formative e professionali. Marche Film Commission – ha aggiunto – ha svolto un ruolo riconoscibile di coordinamento regionale a fini di valorizzazione dell’intera regione e non solo delle municipalità direttamente coinvolte.” Per il casting, la Produzione si è avvalsa della collaborazione della Scuola di Formazione Cinematografica Officine Mattòli di Tolentino. Significativo anche l’impiego – attraverso una convenzione con l’Accademia delle Belle Arti di Macerata – di numerosi stagiaire (nei reparti produzione, regia, trucco, scenografia e costumi) e di professionisti reperiti all’interno del database Production Guide della Marche Film Commission che hanno potuto fare una preziosa esperienza formativa e lavorativa sul set.
Per alcune sequenze del film di Avati – colonna sonora di Lucio Dalla con un inedito duetto finale che vede al clarinetto lo stesso Pupi Avati – sono stati scelti infine brani musicali del musicista marchigiano Rossano Corradetti, fermano, autore tra l’altro di sigle televisive, di colonne sonore teatrali e di commenti musicali. (ad’e)

Regione Marche

sabato 10 settembre 2011

Negli anni 50

Negli anni 50

Guardando indietro nel tempo,ripercorro a brevi tratti il mio cammino musicale.
Fin da piccolo sono stato affascinato dalla musica e nei giorni che si
accumulavano nel tempo rivedo la mia fanciullezza curiosa di ascolto e
pratica musicale.
Negli anni 50' le possibilità di ascoltare dal vivo i concerti di
grandi compositori e grandi orchestre non c'era.
L'unico modo per farsi una cultura musicale era la radio e avere in
casa il grammofono per ascoltare dischi della "Voce del Padrone" alla
velocità di 78 giri.
L'altro modo importante per fare musica e per poter fare pratica era
iscriversi ad un corso bandistico,imparare uno strumento e uscire in
banda.
Si poteva ogni settimana fare le prove e avvicinarsi cosi ad autori
musicali come Rossini,Bellini, Donizetti ,Verdi, Boito e imparare a
fischiettare le opere famose.
Una sera mi presentai alle prove di musica insieme agli altri
musicanti,cosi venivano chiamati i componenti del corpo bandistico
musicale eravamo un po preoccupati perchè il brano era nuovo e non ci
rendevamo conto della difficoltà che potevamo incontrare con lo
strumento.
Io suonavo la cornetta.
Gli altri amici si esercitavano allo studio del clarinetto,del
trombone,del tamburo,della grancassa,del corno e del bombardino.
Al basso tuba c'era sempre un signore molto robusto che con i suoi
suoni del battere e del levare per dare alla banda la stabilità
ritmica.
Erano molto ricercati i clarinetti in sib che non erano altro che i
violini della moderna orchestra sinfonica.
Quella sera si doveva metter su "Il Mefistofele di Arrigo Boito ,
ripassare l'inno nazionale e imparare una marcia.
La data dell'uscita per fare il servizio civile e religioso era imminente.
Il maestro,un uomo grande e grosso con un bel cappello e una pagliuzza
che emanava profumo, vedendo forse i più giovani intimoriti dalle
prime esperienze musicali e per di più sentendo il nome :
"BOITO,IL MEFISTOFELE,
ci spiegò che si trattava di un grandioso dramma musicale che
concentrava l'intero Faust di Goethe.
Fu scritto dopo anni di lavoro e interrotto solamente nel 1866 perchè
Tobia Gorrio pseudonimo di Arrigo Boito, si arruolò nel corpo di
volontari di Garibaldi.
Venne rappresentato a Milano nel 1868.
Dopo quel preambolo, eravamo più distesi e tranquilli, iniziammo
battuta dopo battuta a suonare.
Bello il suono degli ottoni,meno bello quello dei clarinetti,dei
flauti e del quartino.
D'altronde non era un'orchestra di professionisti e con gli strumenti
ad ancia bisognava esercitarsi maggiormente.
La banda era composta da volontari,muratori,barbieri,fabbri,calzolai e
appassionati che dopo un giorni di duro lavoro alla sera dopo la cena
si riunivano per fare Musica.
Inoltre era un modo anche di stare insieme,di parlare scambiandosi
anche dei punti di vista,di socializzare.

Dopo tante settimane di prove,imparato a memoria anche il canzoniere
con il quale si poteva conoscere le melodie delle regioni Italiane
eravamo pronti al debutto.


La prima uscita fu per il 4 novembre con il brano "La canzone del
Piave e marcette varie.
Poi il servizio di marce e brani religiosi per la festa dei patroni
San Sebastiano e San Fabiano.
C'era molte persone,di tutti i paesi vicini che ascoltavano
interessate e curiose al passaggio della banda che rallegrava la
festa con marcette per le vie del paese.
A sera sfiniti dalla stanchezza eravamo davvero contenti e soddisfatti
per aver contribuito alla riuscita della festa Patronale.
Il comitato organizzatore offri la cena e con la rimanenza degli
introiti,che erano stati ricavati sia dall'offerta libera dei paesani
che dalle somme dell'incasso dei biglietti della tombola,la festa
terminava con meravigliosi fuochi d'artificio.
La banda musicale aveva terminato il suo compito.
Tutti dovevano stare con il naso all'insù.
I fuochi erano il clou della festa.
Alla chiusura.
Il comitato versava al nuovo comitato organizzatore i soldi per la
festa per l'anno successivo.

sabato 12 febbraio 2011

Oceano: La nostra storia-Il testo del discorso di Kennedy ...

Oceano: La nostra storia-Il testo del discorso di Kennedy ...: "Kennedy e i 100 anni dell'Unità italiana Il testo del discorso di Kennedy sui 100 anni dell'Unità d'Italia 'Molti dei presenti non sono ita..."

La nostra storia-Il testo del discorso di Kennedy sui 100 anni dell'Unità d'Italia

Kennedy e i 100 anni dell'Unità italiana
Il testo del discorso di Kennedy
sui 100 anni dell'Unità d'Italia

"Molti dei presenti non sono italiani né per sangue, né per nascita, ma ritengo che tutti noi abbiamo un grande interesse per questo anniversario.Tutti noi, nel senso più vasto, dobbiamo qualcosa all’esperienza italiana.E’ un fatto storico straordinario: ciò che siamo e in cui crediamo ha avuto origine in questa striscia di terra che si protende nel Mediterraneo. Tutto quello per la cui salvaguardia combattiamo oggi ha avuto origine in Italia, e prima ancora in Grecia. Perciò per me come Presidente degli Stati Uniti è un onore partecipare a questa occasione importantissima nella vita di un Paese amico, la Repubblica Italiana.Aggiungo, ed è un altro fatto storico strano, che il nostro Paese, così importante per la civiltà occidentale, venne scoperto dall’ardita e difficile navigazione di un italiano, Cristoforo Colombo. Il nostro Paese aveva meno di un secolo quando furono poste le basi dell’Italia moderna. L’Italia e gli Stati Uniti hanno un legame antico e uno nuovo, intrecciati inestricabilmente, nel passato, nel presente e, crediamo, nel futuro.Il Risorgimento, da cui è nata l’Italia moderna, come la Rivoluzione americana che ha dato le origini al nostro Paese, è stato il risveglio degli ideali più radicati della civiltà occidentale: il desiderio di libertà e di difesa dei diritti individuali.Lo Stato esiste per proteggere questi diritti, che non ci vengono grazie alla generosità dello Stato. Questo concetto, le cui origini risalgono alla Grecia e all’Italia, è stato, secondo me, uno dei fattori più importanti nello sviluppo del nostro Paese.E’ fonte di soddisfazione per noi sapere che coloro che hanno costruito l’Italia moderna siano stati in parte ispirati dalla nostra esperienza, così come noi prima eravamo stati in parte ispirati dalla vecchia Italia. Per quanto l’Italia moderna abbia solo un secolo di vita, la cultura e la storia della penisola italiana vanno indietro di oltre duemila anni. La civiltà occidentale come la conosciamo oggi, le cui tradizioni e valori spirituali hanno dato grande significato alla vita occidentale in Europa dell’Ovest e nella comunità Atlantica, è nata sulle rive del Tevere.A questo ruolo storico della civiltà italiana dobbiamo aggiungere il contributo di milioni di italiani che sono venuti nel nostro Paese ha rafforzarlo, a farne la loro casa e diventarne cittadini di valore.Questi legami antichi tra il popolo dell’Italia e degli Usa non sono mai stati più forti di quanto lo sono oggi, né sono mai stati in maggiore pericolo. La storia dell’Italia post-bellica è una storia di determinazione e coraggio nell’affrontare una missione grande e difficile. Il popolo italiano ha ricostruito un’economia e una nazione distrutti dalla guerra, e ha svolto un ruolo vitale nello sviluppo dell’integrazione economica dell’Europa Occidentale.E’ certamente l’esperienza più incoraggiante del dopoguerra: l’Italia ha migliorato il benessere del suo popolo, portandogli la speranza per una vita migliore e giocando un ruolo significativo nella difesa dell’Occidente.Nel grande anniversario del 1961 vediamo che ancora una volta forze nuove e potenti tornano a sfidare le idee su cui si fondano sia l’Italia che gli Stati Uniti. Se dobbiamo affrontare questa nuova sfida, dobbiamo mostrare ai nostri popoli e al mondo che ci guarda, che chi è disposto ad agire nella tradizione di Mazzini, Cavour e Garibaldi, come di Lincoln e Washington, può portare agli uomini una vita più ricca e più piena. Questo è l’obiettivo del nuovo Risorgimento, un nuovo risveglio delle aspirazioni più antiche dell’essere umano per la libertà e il progresso, e la fiaccola accesa nell’antica Torino un secolo fa guida la lotta degli uomini dovunque: in Italia, negli Stati Uniti, in tutto il mondo intorno a noi".