sabato 10 settembre 2011

Negli anni 50

Negli anni 50

Guardando indietro nel tempo,ripercorro a brevi tratti il mio cammino musicale.
Fin da piccolo sono stato affascinato dalla musica e nei giorni che si
accumulavano nel tempo rivedo la mia fanciullezza curiosa di ascolto e
pratica musicale.
Negli anni 50' le possibilità di ascoltare dal vivo i concerti di
grandi compositori e grandi orchestre non c'era.
L'unico modo per farsi una cultura musicale era la radio e avere in
casa il grammofono per ascoltare dischi della "Voce del Padrone" alla
velocità di 78 giri.
L'altro modo importante per fare musica e per poter fare pratica era
iscriversi ad un corso bandistico,imparare uno strumento e uscire in
banda.
Si poteva ogni settimana fare le prove e avvicinarsi cosi ad autori
musicali come Rossini,Bellini, Donizetti ,Verdi, Boito e imparare a
fischiettare le opere famose.
Una sera mi presentai alle prove di musica insieme agli altri
musicanti,cosi venivano chiamati i componenti del corpo bandistico
musicale eravamo un po preoccupati perchè il brano era nuovo e non ci
rendevamo conto della difficoltà che potevamo incontrare con lo
strumento.
Io suonavo la cornetta.
Gli altri amici si esercitavano allo studio del clarinetto,del
trombone,del tamburo,della grancassa,del corno e del bombardino.
Al basso tuba c'era sempre un signore molto robusto che con i suoi
suoni del battere e del levare per dare alla banda la stabilità
ritmica.
Erano molto ricercati i clarinetti in sib che non erano altro che i
violini della moderna orchestra sinfonica.
Quella sera si doveva metter su "Il Mefistofele di Arrigo Boito ,
ripassare l'inno nazionale e imparare una marcia.
La data dell'uscita per fare il servizio civile e religioso era imminente.
Il maestro,un uomo grande e grosso con un bel cappello e una pagliuzza
che emanava profumo, vedendo forse i più giovani intimoriti dalle
prime esperienze musicali e per di più sentendo il nome :
"BOITO,IL MEFISTOFELE,
ci spiegò che si trattava di un grandioso dramma musicale che
concentrava l'intero Faust di Goethe.
Fu scritto dopo anni di lavoro e interrotto solamente nel 1866 perchè
Tobia Gorrio pseudonimo di Arrigo Boito, si arruolò nel corpo di
volontari di Garibaldi.
Venne rappresentato a Milano nel 1868.
Dopo quel preambolo, eravamo più distesi e tranquilli, iniziammo
battuta dopo battuta a suonare.
Bello il suono degli ottoni,meno bello quello dei clarinetti,dei
flauti e del quartino.
D'altronde non era un'orchestra di professionisti e con gli strumenti
ad ancia bisognava esercitarsi maggiormente.
La banda era composta da volontari,muratori,barbieri,fabbri,calzolai e
appassionati che dopo un giorni di duro lavoro alla sera dopo la cena
si riunivano per fare Musica.
Inoltre era un modo anche di stare insieme,di parlare scambiandosi
anche dei punti di vista,di socializzare.

Dopo tante settimane di prove,imparato a memoria anche il canzoniere
con il quale si poteva conoscere le melodie delle regioni Italiane
eravamo pronti al debutto.


La prima uscita fu per il 4 novembre con il brano "La canzone del
Piave e marcette varie.
Poi il servizio di marce e brani religiosi per la festa dei patroni
San Sebastiano e San Fabiano.
C'era molte persone,di tutti i paesi vicini che ascoltavano
interessate e curiose al passaggio della banda che rallegrava la
festa con marcette per le vie del paese.
A sera sfiniti dalla stanchezza eravamo davvero contenti e soddisfatti
per aver contribuito alla riuscita della festa Patronale.
Il comitato organizzatore offri la cena e con la rimanenza degli
introiti,che erano stati ricavati sia dall'offerta libera dei paesani
che dalle somme dell'incasso dei biglietti della tombola,la festa
terminava con meravigliosi fuochi d'artificio.
La banda musicale aveva terminato il suo compito.
Tutti dovevano stare con il naso all'insù.
I fuochi erano il clou della festa.
Alla chiusura.
Il comitato versava al nuovo comitato organizzatore i soldi per la
festa per l'anno successivo.

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