domenica 5 febbraio 2012
Musica Futurista
Manifesto della MUSICA FUTURISTA.
Insidia ai giovani e all'arte, vegetano licei, conservatori ed
accademie, musicali. - In questi vivai dell'impotenza, maestri, e
professori, illustri deficienze, perpetuano il tradizionalismo e
combattono ogni sforzo per allargare il campo musicale.
Da ciò repressione prudente e costringimento di ogni tendenza libera e
audace; mortificazione costante della intelligenza impetuosa; appoggio
incondizionato alla mediocrità che sa copiare e incensare;
prostituzione delle grandi glorie musicali del passato, quali armi
insidiose di offesa contro il genio nascente; limitazione dello studio
ad un vano acrobatismo che si dibatte nella perpetua agonia di una
coltura arretrata e già morta.
I giovani ingegni musicali che stagnano nei conservatori hanno fissi
gli occhi sull'affascinante miraggio dell'opera teatrale sotto la
tutela dei grandi editori. La maggior parte la conduce a termine male
e peggio, per mancanza di basi ideali e tecniche; pochissimi arrivano
a vedersela rappresentata, e di costoro i più sborsando del denaro,
per conseguire successi pagati ed effimeri o tolleranza cortese.
La sinfonia pura, ultimo rifugio, accoglie gli operisti mancati, i
quali, a loro discolpa, predicano la fine del melodramma come forma
assurda e antimusicale. Essi d'altra parte confermano la tradizionale
accusa di non essere gli italiani nati per la sinfonia, dimostrandosi
inetti anche in questo nobilissimo e vitale genere di composizione. La
causa del loro doppio fallimento è unica, e da non ricercarsi nelle
innocentissime e non mai abbastanza calunniate forme melodrammatiche e
sinfoniche, ma nella loro impotenza.
Essi si valgono, nella loro ascensione, di quella solenne
turlupinatura che si chiama musica fatta bene, falsificazione
dell'altra vera e grande, copia senza valore venduta ad un pubblico
che si lascia ingannare per volontà propria.
Ma i rari fortunati che attraverso a tutte le rinunzie sono riusciti
ad ottenere la protezione dei grandi editori, ai quali vengono legati
da contratti-capestro, illusori ed umilianti, rappresentano la classe
dei servi, degli imbelli, dei volontariamente venduti.
I grandi editori mercanti imperano; assegnano limiti commerciali alle
forme melodrammatiche, proclamando, quali modelli da non doversi
superare ed insuperabili, le opere basse, rachitiche e volgari di
Giacomo Puccini e di Umberto Giordano.
Gli editori pagano poeti perché sciupino tempo ed intelligenza a
fabbricare e ad ammannire secondo le ricette di quel grottesco
pasticciere che si chiama Luigi Illica quella fetida torta a cui si dà
il nome di libretto d'opera.
Gli editori scartano qualsiasi opera che per combinazione sorpassi la
mediocrità; col monopolio diffondono e sfruttano la loro merce e ne
difendono il campo d'azione da ogni temuto tentativo di ribellione.
Gli editori assumono la tutela ed il privilegio dei gusti del
pubblico, e colla complicità della critica, rievocano, quali esempio o
monito, tra le lagrime e la commozione generale, il preteso nostro
monopolio della melodia e del bel canto e il non mai abbastanza
esaltato melodramma italiano, pesante e soffocante gozzo della
nazione.
Unico Pietro Mascagni, creatura di editore, ha avuto anima e potere di
ribellarsi a tradizioni d'arte, a editori, a pubblico ingannato e
viziato. Egli, con l'esempio personale, primo e solo in Italia, ha
svelato le vergogne dei monopolii editoriali e la venalità della
critica, ed ha affrettata l'ora della nostra liberazione dallo
czarismo mercantile e dilettantesco nella musica. Con molta genialità
Pietro Mascagni ha avuto dei veri tentativi d'innovazione nella parte
armonica e nella parte lirica del melodramma, pur non giungendo ancora
a liberarsi dalle forme tradizionali.
L'onta e il fango che io ho denunziato in sintesi rappresentano
fedelmente il passato dell'Italia nei suoi rapporti con l'arte e coi
costumi dell'oggi: industria dei morti, culto dei cimiteri,
inaridimento delle sorgenti vitali.
Il Futurismo, ribellione della vita della intuizione e del sentimento,
primavera fremente ed impetuosa, dichiara guerra inesorabile alla
dottrina, all'individuo e all'opera che ripeta, prolunghi o esalti il
passato a danno del futuro. Esso proclama la conquista della libertà
amorale di azione, di coscienza e di concepimento; proclama che Arte è
disinteresse, eroismo, disprezzo dei facili successi.
Io dispiego all'aria libera e al sole la rossa bandiera del Futurismo,
chiamando sotto il suo simbolo fiammeggiante quanti giovani
compositori abbiano cuore per amare e per combattere, mente per
concepire, fronte immune da viltà. Ed urlo la gioia di sentirmi
sciolto da ogni vincolo di tradizione, di dubbi, d'opportunismo e di
vanità.
Io che ripudio il titolo di maestro, come marchio di uguaglianza nella
mediocrità e nell'ignoranza, confermo qui la mia entusiastica adesione
al Futurismo, porgendo ai giovani, agli arditi, ai temerari, queste
mie irrevocabili
CONCLUSIONI
1. Convincere i giovani compositori a disertare licei,conservatori e
accademie musicali, e a considerare lo studio libero come unico mezzo
di rigenerazione.
2. Combattere con assiduo disprezzo i critici, fatalmente venali e
ignoranti, liberando il pubblico dall'influenza malefica dei loro
scritti. Fondare a questo scopo una rivista musicale indipendente e
risolutamente avversa ai criteri dei professori di conservatorio e a
quelli avviliti del pubblico.
3. Astenersi dal partecipare a qualunque concorso con le solite buste
chiuse e le relative tasse d'ammissione, denunziandone pubblicamente
le mistificazioni e svelando la incompetenza delle giurie,
generalmente composte di cretini e di rammolliti.
4. Tenersi lontani dagli ambienti commerciali o accademici,
disprezzandoli, e preferendo vita modesta a lauti guadagni per i quali
l'arte si dovesse vendere.
5. Liberare la propria sensibilità musicale da ogni imitazione o
influenza del passato, sentire e cantare con l'anima rivolta
all'avvenire, attingendo ispirazione ed estetica dalla natura,
attraverso tutti i suoi fenomeni presenti umani ed extraumani;
esaltare l'uomo-simbolo rinnovantesi perennemente nei vari aspetti
della vita moderna e nelle infinite sue relazioni intime con la
natura.
6. Distruggere il pregiudizio della musica "fatta bene" - retorica ed
impotenza - proclamare un concetto unico di musica futurista, cioè
assolutamente diversa da quella fatta finora. Formare così in Italia
un gusto musicale futurista, e distruggere i valori dottrinari,
accademici e soporiferi, dichiarando odiosa, stupida e vile la
frase:."Torniamo all'antico".
7. Proclamare che il regno del cantante deve finire e che l'importanza
del cantante rispetto all'opera d'arte corrisponde all'importanza di
uno strumento dell'orchestra.
8. Trasformare il titolo ed il valore di "libretto d'opera" nel titolo
e valore di "poema drammatico o tragico per la musica" sostituendo
alle metriche il verso libero. Ogni operista d'altronde, deve
assolutamente e necessariamente essere autore del proprio poema.
9. Combattere categoricamente le ricostruzioni storiche e
l'allestimento scenico tradizionale e dichiarare stupido il disprezzo
che si ha pel costume contemporaneo.
10. Combattere le romanze del genere Tosti e Costa, le stomachevoli
canzonette napoletane e la musica sacra, che non avendo più alcuna
ragione di essere, dato il fallimento della fede, è diventata
monopolio esclusivo d'impotenti direttori di conservatorio e di
qualche prete incompleto.
11. Provocare nei pubblici una ostilità sempre crescente contro le
esumazioni di opere vecchie che vietano l'apparizione dei maestri
novatori, ed appoggiare invece ed esaltare tutto ciò che in musica
appaia originale e rivoluzionario, ritenendo un onore l'ingiuria e
l'ironia dei moribondi e degli opportunisti.
Ed ora la reazione dei passatisti mi si riversi pure addosso con tutte
le sue furie. Io serenamente rido e me ne infischio: sono asceso oltre
il passato, e chiamo ad alta voce i giovani musicisti intorno alla
bandiera del Futurismo che, lanciato dal poeta Marinetti nel "Figaro"
di Parigi, ha conquistato in breve volgere di tempo i massimi centri
intellettuali del mondo.
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